Vivere a Londra / Eventi a Londra / Live music / Caparezza / La fitta sassaiola dell’ingiuria
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Il testo della canzone

C’é chi mi vuole folle e chi follemente spera che toppi carriera, da sera a mattina si ostina,
ficca aghi nella mia bambolina; mina la via che l’anima mia cammina, mi pedina, il fatto é che se sfuggo alla logica tragica é la fine che mi si propina.

L’acqua che butti sul mio fuoco diventa benzina
, ogni insulto manichino per la mia vetrina,
sappi che la mia dottrina se ne fotte di chi sta dopo e chi prima.

Chi mi stima mi istiga a stilare sti suoni,
sti versi e stikaa!
Godo se penso all’amaro che mastica chi pronostica la fine della mia vitalità.
Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura.

Fonda la tua gloria sull’ingiuria,
lavati i denti col seltz come Furia,
smile,
siamo in aria,
canta vittoria ma io ti sputerò come un seme d’anguria.

C’é penuria di muri adibiti alla memoria, pura vanagloria,
fa male come un dente che si caria il mio debole per le vittime della storia; le hanno odiate, umiliate, lasciate alla sorte per fargli la corte dopo la morte.

Mi faccio forte di un simile supplizio,
ed é per questo che schivo ogni giudizio,
ho la riflessione come vizio,
il mio fine é di fare di ogni fine un buon inizio,
mi sazio di un dizionario vario più dei santi del calendario.

Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura.

Mi piace sapermi diverso,
piacere perverso che riverso in versi su fogli sparsi, nei capoversi dei giorni persi nei miei rimorsi, che cosa c’é da aspettarsi da chi come me non sa adeguarsi a sette,
mafiette,
etichette e se tutti fanno lui smette?

Chi manomette le tette della scultura,
ne ignora l’amore e la cura,
ciocca dopo ciocca mi son fatto sta capigliatura,
come un tiranno tra le mura non ho paura,
C A P A,
no fregatura,
monnezza pura,
senti che attrezzatura,
é la mistura che infuria nella fitta sassaiola dell’ingiuria.

Mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria,
l’agguanto solo per sentirmi vivo al guscio della mia capigliatura.

I VOSTRI COMMENTI

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Salvatore
Chiara
Giansalvo
Davide
Mi vengono in mente varie cose da dire durante l’ascolto di questa canzone… La prima cosa che salta subito all’orecchio e’ ovviamente la strumentale: ecco che entra in scena fin da subito la chitarra di Angelo Branduardi, richiamando le ballate medievali con le quali ha formato le sue competenze musicali e fonti d’ispirazione. La traccia scorre di qualche secondo ed ecco che lo stile di Caparezza entra anch’esso nella canzone, amalgamandosi con la chitarra e formando una specie di divertente “Elettronica Medievale”. Gia’ da questi pochi elementi, si può riconoscere l’amore per la cultura di Michele (Esempio: “Chi manomette le tette della scultura, ne ignora l’amore e la cura”), la quale spazia attraverso l’arte (come si e’ visto nell’album Museica ed in riferimenti in tutte le sue canzoni passate), permettendogli di incontrare un altro grandissimo artista anche se musicalmente diverso da lui (tranne che per i capelli): Branduardi. Poi arriva il testo che in alcuni punti diventa come un incoraggiamento dedicato all’ascoltatore a combattere la realta’ e a non badare ai pregiudizi altrui, come a dire: “Non riesci ad adeguarti a niente in questa societa’? Ti senti un pesce fuor’ d’acqua? Tranquillo! Sono dalla tua parte! Io sono come te e ne vado fiero. Mi piace sapermi diverso, mi piace che mi grandini sul viso la fitta sassaiola dell’ingiuria!” Quello che ho scritto sono ovviamente le mie riflessioni personali sulla canzone la quale considero un toccasana per quei particolari momenti in cui -perdonate la volgarita’- ti girano le palle e hai voglia di evadere… per lo meno col pensiero. Perdonate anche la lunghezza del messaggio ma quando comincio a parlare (o in questo caso a scrivere) di musica, non mi fermo piu’…spero che non sia stato penalizzato per questo Dovevo andare al concerto di questo sabato a Senigallia ma dato che ho un piede slogato non potro’ esserci…questa e’ la mia rivincita!! A presto, Davide
Enrico
Sara
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