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Perchè la Scozia vuole essere uno stato indipendente? La questione scozzese e il referendum del 2014.

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Il 18 settembre scorso nel Regno Unito si è svolto un referendum per decidere se la Scozia dovesse diventare (o per meglio dire tornare a essere) uno stato indipendente o restare sotto la corona inglese.

Nonostante numerose campagne a favore dell’indipendenza, tra le quali segnaliamo “Yes Scotland“, i risultati hanno portato alla vittoria il “no“, scelto come opzione da oltre il 55% degli aventi diritto al voto.

Il testo del quesito referendario era molto semplice e diretto: “Should Scotland be an independent country?“, ossia, “La Scozia dovrebbe essere un Paese indipendente?”, e le possibilità di risposta erano solo due, “si oppure “no. Al voto ha partecipato il 97% degli aventi diritto nel Paese, una delle percentuali più alte di sempre.

Al voto hanno potuto partecipare:
  • i cittadini britannici residenti in Scozia,

  • I cittadini dei vari paesi del Commonwealth residenti in Scozia,

  • tutti i cittadini dell’Unione Europea residenti in Scozia,

  • I membri delle forze armate britanniche o del governo britannico residenti in Scozia, anche se in servizio altrove,

  • I membri della “Camera dei Lord” residenti in Scozia.

Tanti sono i quesiti legati a questo referendum, a partire dalle ragioni per le quali è stata richiesta questa votazione sino ad arrivare alle motivazione legate ai risultati finali, in controtendenza rispetto a quanto ci si aspettasse.

Perchè la Scozia ha richiesto il referendum sull’indipendenza

Le origini dell’acceso dibattito sulla questione scozzese affondano le radici nel Medioevo, quando un indipendente Regno di Scozia si scontrò per la prima volta con il Regno d’Inghilterra per difendere il proprio status. Le due monarchie furono accorpate nel 1603 mediante un'”unione personale“, che manteneva comunque due identità distinte, pur sottoponendole allo stesso Capo di Stato.

Nel 1707 venne sottoscritto il celebre “Atto di Unione“, che di fatto diede origine al Regno Unito. Un successivo Atto sancì l’annessione del Regno d’Irlanda, poi distaccatasi quasi totalmente nel 1922, andando così a creare l’attuale quadro geopolitico del Regno Unito, composto da Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord.

La Scozia ha sempre salvaguardato la propria tradizione storico-culturale, emblema dei confini etnici e sociali della popolazione scozzese, che si è sempre distinta nettamente da quella inglese, rea secondo il parere di molti di aver tentato costantemente di annullare e omologare questa diversità.

Nel corso degli anni le manovre legislative volte a garantire e aumentare l’autonomia della Scozia sono state molteplici, ma una vera e propria svolta la si è avuta solo nel 1998, quando in seguito alla votazione favorevole della cosiddetta Devolution, è stato costituito un Parlamento Scozzese.

Da allora il cammino verso l’indipendenza, voluto soprattutto dallo Scottish national party, il Partito Nazionale Scozzese, conosciuto con la sigla “SNP”, è stato lungo e complesso, ed è culminato con l’accettazione della richiesta di un referendum per rendere il Paese indipendente.

Perchè hanno vinto i “no” all’indipendenza della Scozia?

Le possibili previsioni sul futuro della Scozia sono molto contrastanti tra loro. In molti si aspettavano un esito positivo del referendum, tanto desiderato da alcune fazioni politiche e da una fascia di popolazione che, inizialmente, sembrava più consistente di quel che poi si è rivelata.

Quali sono state le ragioni di questo vero e proprio buco nell’acqua della Scozia?

C’è chi attribuisce l’esito del referendum a “forzate” ragioni economiche, dopo le minacce di alcune tra le più importanti multinazionali con sedi nel Paese, tra cui numerose banche, di spostare le proprie sedi legali e operative a Londra, qualora la Scozia fosse stata dichiarata indipendente. Alcuni nomi? Royal Bank of Scotland, Tesco Bank, il colosso Lloyds e molte altre ancora.

È opinione comune, inoltre, che un distacco dal Regno Unito avrebbe affossato l’economia del Paese, rendendo inoltre l’abbandono della Sterlina un vero e proprio suicidio, in quanto avrebbe portato alla ridefinizione del debito pubblico del Paese, che avrebbe raggiunto la cifra record di 92 miliardi di sterline, circa il 60% del PIL nazionale.

Dall’altro lato gli indipendentisti hanno rilanciato usando come punto di forza la questione petrolifera: secondo loro, l’uso quasi esclusivo dei giacimenti presenti nel Mar del Nord avrebbero potuto garantire un’indipendenza anche economica dello stato scozzese, ventilando un’ipotesi che, a conti fatti, non deve aver convinto la maggioranza.

Cosa accadrà adesso?

Nonostante il referendum sull’indipendenza della Scozia si sia concluso con un nulla di fatto, quest’evento non è rimasto senza conseguenze:

  • il parlamento scozzese riceverà comunque maggiori poteri da parte del governo britannico, rafforzando di fatto l’autonomia del Paese. Le future iniziative sono state riportate in un documento congiunto, sottoscritto da tutte le forze politiche coinvolte.

  • La questione scozzese ha dato il via a una serie di reazioni a catena, soprattutto da parte di altre realtà territoriali che lottano per staccarsi dagli stati centrali di riferimento. La prossima a votare per la propria indipendenza sarà la Catalogna, che ha indetto un referendum per il 9 novembre con l’obiettivo di separarsi definitivamente dal governo centrale di Madrid.

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