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In arrivo un aumento della retribuzione minima in Inghilterra

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Buone notizie per i lavoratori sul suolo britannico: a partire da Ottobre 2014 il cosiddetto “minimum wage“, ossia il salario minimo percepibile da un individuo al di sopra dei 21 anni di età, che lavori in Inghilterra, passerà dagli attuali 6,31 £ a 6,50 £.

Il tema è controverso e si trova attualmente al centro di un forte dibattito tra le istituzioni inglesi.
L’attuale Cancelliere Osborne, recentemente, aveva proposto un innalzamento del livello minimo fino a 7 £ l’ora, richiesta che potrebbe essere esaudita nel 2015/2016. Una decisione di tale portata potrebbe aggiungere circa 1.225 £ sulla busta paga annuale di ogni lavoratore, facendo risparmiare allo Stato milioni e milioni di euro in benefits.

La scelta appare controversa perchè, da una parte, l’aumento del minimum wage non dovrebbe superare il tasso d’inflazione annuale (attualmente solo il 2 per cento) per non danneggiare le aziende, una possibilità concreta che preoccupa notevolmente gli imprenditori in difficoltà, i quali potrebbero essere penalizzati da questa nuova politica.

Le dichiarazioni di Osborne hanno causato diverse reazioni, tra cui quella immediata dell’Institute of Directors, il quale ha dichiarato che, una misura del genere, dovrebbe essere compensata da una riduzione dei National Insurance contributions versati dai datori di lavoro.

La situazione attuale e le previsioni per l’immediato futuro

I National Insurance Contributions sono i cosiddetti “contributi” versati allo Stato per garantire al cittadino determinate prestazioni, tra cui la pensione durante la terza età.

Le attuali leggi inglesi prevedono che, nei casi in cui il reddito annuale non superi i 5.725 £ l’anno (circa 7.000 euro), o sia quantificato, nei casi di lavoro dipendente, in una cifra inferiore ai 149 £ a settimana, non vi è alcun obbligo di versare i National Insurance Contributions. Superata la soglia minima, il calcolo dei contributi da versare dipende dal reddito e dall’inquadramento contrattuale.

Anche la normativa relativa all’ Income Tax (l’imposta sul reddito) in Inghilterra è stata recentemente aggiornata per andare ulteriormente incontro ai lavoratori: il dato aggiornato al 2014, infatti, mostra come i primi 9.440 £ di reddito annuale (per salari complessivi che non superino i 1000.000 euro) siano esenti dall’income tax, un introito che viene definito Personal Allowance (quota non imponibile).

Per l’immediato futuro (si parla già dell’anno fiscale 2015/2016), si prevedono ulteriori agevolazioni per i lavoratori anglosassoni, che potranno finalmente beneficiare dei primi risultati della ripresa del sistema economico nazionale, mentre il governo sta valutando ulteriori misure per non penalizzare gli imprenditori e i datori di lavoro.
Questi ultimi, infatti, che potrebbero essere costretti a licenziare parte del personale se, a un aumento del salario minimo, non dovesse corrispondere un alleggerimento della pressione fiscale: diminuire le tasse che gli employers devono pagare su ogni dipendente, sembrerebbe essere al momento la soluzione più accreditata.

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